Avvicinarsi allo yoga

Ho iniziato ad avvicinarmi allo yoga leggendo libri sull’argomento e durante i miei viaggi in Oriente già negli anni 80/90. Nella città sacra di Rishikesh in India dove sono stata col maestro Piero Verri, sono rimasta affascinata dallo Shivananda ashram (luogo di meditazione e ricerca spirituale dove si praticava lo yoga secondo gli insegnamenti di Swami Shivananda) ed è in questo luogo che ho iniziato a praticare per la prima volta delle asana (posizioni) e dei pranayama (respirazioni) e la bellissima sequenza yoga di asana fondamentali insegnata da Swami Shivananda detta serie Rishikesh. In questo ashram c’era anche una farmacia ayurvedica basata sull’antica medicina indiana in cui l’individuo è considerato nella sua unità di corpo, mente e spirito in connessione con la Natura. Sempre a Rishikesh ho iniziato a praticare con i sadhu che vivevano nelle grotte lungo il fiume Gange. I sadhu sono saggi asceti che spesso vivono di elemosine e sono molto rispettati in India e praticano yoga e meditazione. Ho imparato con loro tecniche di respirazione (pranayama) e ho praticato meditazione e cantato dei mantra. Proseguendo per Jaipur ho visitato l’ashram di Anandanand. Negli anni successivi mi recavo all’ashram di Yogeshwaranand a Phalgam in Kashmir (gestito dopo la sua dipartita da Lalita e Varuna) dove acquistavo dei libri scritti da lui. Queste prime esperienze hanno segnato l’inizio del mio avvicinamento allo yoga, disciplina che da allora non ho mai abbandonato. Lo studio e la pratica dello yoga mi ha condotto negli anni a trovare punti di collegamento con altre discipline percependo sempre di più il suo carattere olistico. Ho cominciato a praticare lo yoga appena tornata dall’Oriente sperimentando cosa potesse essere vivere il momento, essere nell’attimo presente, osservarsi durante la pratica e sentire il respiro come un andare e venire, come un’onda del mare, o portare l’attenzione al corpo e sentire la rigidità e le tensioni. Tra le posizioni dello yoga che più mi hanno fatto percepire il senso di radicamento e il mio essere qui ed ora, è la posizione di Tadasana (posizione della montagna) che nell’Ashtanga è chiamata Samasthiti ( Sama = immobile e Shiti = fermezza). È una posizione utilissima per avere un buon allineamento posturale ed è alla base di tutte le posizioni dello yoga. Tadasana simboleggia la congiunzione tra terra e cielo e questa sensazione l’ho sentita tantissimo. Ho sentito la mia testa nel cielo e I miei piedi nella terra e mi sono sentita tramite, ho percepito il senso di radicamento e la sensazione di essere qui ed ora. Si può eseguire tenendo i piedi larghi quanto i fianchi o con i piedi uniti. Le braccia invece si può decidere se tenerle lungo i fianchi oppure con i palmi rivolti in avanti. Esecuzione Piedi paralleli secondo la larghezza dei fianchi, spostare il peso del corpo per trovare un punto ideale di equilibrio, aprire bene i piedi sollevandoli e poi poggiarli sentendo il radicamento e il peso del corpo cadere nel centro dei piedi. Spingere l’addome verso l’ombelico e il coccige verso il basso. Inspirare ed espirando ruotare le spalle in alto poi all’indietro e poi in basso. Unire le scapole ed aprire il petto e il chakra del cuore. Portare la consapevolezza anche sulle mani, sui gomiti e le spalle che devono essere rilassate. Il collo deve essere allungato. Percepire l’allungamento della colonna verso l’alto e se può aiutare visualizzare un filo che tira dalla testa allungandola verso l’alto. Rilassare tutti i muscoli del corpo e portare l’attenzione al respiro, sentire la testa allineata. Nel praticare questa posizione si avverte una sensazione di forza e un senso di stabilità come quella di una montagna. Benefici Quest’asana migliora la postura e dona un senso di equilibrio e stabilità e dona consapevolezza del proprio corpo. Irrobustisce le spalle, le braccia e i muscoli del torace. Tonifica gli organi interni e i glutei. Allevia le sciatalgie. Distende la colonna vertebrale Riduce i piedi piatti. È una posizione alla portata di tutti, semplice, che porta nel qui ed ora e si prova la sensazione di essere un tramite tra cielo e terra ed è l’ideale per coloro che si vogliono avvicinare allo yoga. Angela Simonetti- insegnante di yoga
Yoga e diabete di tipo 2

Nel presente articolo, dopo un inquadramento medico generale del significato di “diabete” e suo rapporto con la produzione ed assorbimento insulinico, andremo a vedere i benefici che la pratica yoga può apportare per prevenire e mitigare il problema diabete.A grandi linee, possiamo affermare che esistono due tipi di diabete: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2.Nel diabete di tipo 1 il problema risiede nel pancreas che non produce una quantità sufficiente di insulina, la quale dovrà essere ripristinata tramite iniezioni quando necessario.Nel diabete di tipo 2 la persona non riesce a utilizzare e metabolizzare in modo efficace l’insulina prodotta, per cui sarà necessario intervenire con farmaci idonei che aumentino la capacità di assorbimento di insulina nel corpo. Questa tipologia di diabete è il più diffuso e rispecchia un disordine cronico del metabolismo glucidico ad eziologia multifattoriale, caratterizzato da uno stato di iperglicemia mediato da un’alterazione della secrezione insulinica (deficit di secrezione) ed una concomitante alterazione dell’attività biologica dell’insulina (insulino-resistenza). L’insulina è l’ormone prodotto e secreto dalle cellule beta del pancreas e la sua azione fondamentale è quella di permettere l’ingresso di glucosio (zucchero) nelle cellule. Senza l’insulina, il glucosio resta in circolo aumentando sempre più il livello della glicemia e privando le cellule della loro fonte primaria di energia.Secondo i dati ISTAT circa 3 milioni di persone in Italia soffrono di questa patologia.Si manifesta in genere dopo i 30-40 anni ed è associato a uno stile di vita così detto“diabetogeno”: alimentazione eccessivamente ricca di calorie, sovrappeso, obesità, scarso esercizio fisico.Anche una sovralimentazione prolungata causa una produzione d’insulina a livelli costantemente elevati. Nel tempo le cellule dell’organismo perdono gradualmente la loro sensibilità all’insulina (insulino-resistenza) e ciò si traduce in un aumento permanente dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Il glucosio essendo un nutriente essenziale per il nostro organismo, arrivato al rene normalmente viene filtrato e poi riassorbito, ma nel caso in cui i livelli superino la soglia renale il glucosio viene escreto con le urine, da qui l’aggettivo mellito che significa dolce. In antichità la diagnosi veniva fatta assaggiando le urine. Tra I sintomi principali troviamo la polidipsia (aumento della sete), poliuria (aumento della formazione ed escrezione delle urine) polifagia (aumento della fame), che spesso non vengono collegati all’iperglicemia e questo fa del diabete un “killer silenzioso” poiché le sue manifestazioni peggiori si hanno a causa della cronicità della malattia non trattata. In particolare, viene associato a complicanze che riguardano diversi organi e tessuti, soprattutto gli occhi (retinopatia diabetica),i reni (nefropatia diabetica), il cuore e i vasi sanguigni (malattie cardiovascolari, aumento rischio di ictus e infarto) e i nervi periferici (neuropatia diabetica, con perdita di sensibilità e dolore agli arti). Andiamo adesso ad inquadrare il problema del diabete secondo le credenze classiche indiane per il tramite della medicina Ayurveda. Nella Ayurveda il diabete(chiamato Prameha) è classificato in base al dosha maggiormente coinvolto ed il 1 diabete mellito di tipo 2 fu descritto per la prima volta da Charaka , che lo chiamò 2 Madhumeha, letteralmente tradotto in “miele nelle urine”. In seguito, anche Sushruta ne descrisse la fisiopatologia secondo la dottrina dei tre dosha, Kapha 3 Pitta e Vata, e la dichiarò Kashtasadhya, cioè difficile da curare.Nella visione biologica-psico-spirituale dell’ayurveda i dosha rappresentano le tre energie che partecipano alla costituzione dei tessuti fisici e i guna (Sattva Rajas e Tamas ) 4 quelli mentali. Il diabete mellito è collegato ad uno squilibrio del dosha Kapha e una prevalenza dei guna Tamas e Rajas. Kapha è l’unione dei due elementi naturali Acqua e Terra, rappresenta le energie e i sistemi metabolici che regolano l’acqua, la massa e la forza nel corpo. Un eccesso di Kapha porta ad aumento del peso corporeo, mentre Tamas è associato alla pigrizia, letargia, mancanza di volontà e questa condizione porta spesso ad essere attratti da una alimentazione caratterizzata principalmente da grassi e carboidrati, da unaintolleranza all’esercizio fisico e quindi ad una maggior predisposizione all’aumento del peso fino all’obesità che è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del diabete mellito 2.La ayurveda basa il trattamento del diabete con un iniziale cambiamento dello stile di vita, una dieta equilibrata e controllata, esercizio fisico ed in seconda battuta l’utilizzo di farmaci sintetici. L’alimentazione gioca un ruolo centrale nella cura delle malattie fin dai tempi di Ippocrate, e anche Krishna, nella Bhagavad-gita capitolo 17 versettida 8 a10, cita l’alimentazione come aspetto importante per il mantenimento della salute fisica e psichica:“I cibi graditi a coloro che sono situati nella virtù accrescono la durata della vita, purificano l’esistenza e danno forza e salute, felicità e soddisfazione. Questi alimenti sono succosi, grassi, sani e graditi al cuore. Per contro, i cibi troppo amari, troppo aspri, salati, piccanti, pungenti, secchi e bruciati appartengono a chi è dominato dalla passione (rajas).Essi generano sofferenza, infelicità e malattia.Il cibo cotto più di tre ore prima di essere consumato, privo di gusto, decomposto e putrido, e il cibo costituito di avanzi e di cose intoccabili, piace a coloro che sono dominati dalla più oscura ignoranza”. Uno studio condotto alla Dev Sankriti University di Haridwar e pubblicato sul “Interdisciplinary International Journal” Dicembre 2012 ha dimostrato un’efficacecapacità ipoglicemizzante di una preparazione di 8 fitoterapici naturali, tra cui Curcuma e Cannella che, associata a una dieta restrittiva di un anno, hannomostrato nei pazienti trattati una riduzione della HbA1c o emoglobina glicata di più di punto percentuale e una abbassamento della glicemia di circa 50 mg/dl (risultati basati su analisi pre e post trattamento su un campione di 15 pazienti selezionati secondo parametri specifici). Al riguardo, diversi studi sono stati condotti sul ruolo protettivo e di controllo dello yoga sul Diabete di tipo 2, quello purtroppo più diffuso.Non è fantascienza asserire che lo yoga può contribuire al controllo e alla prevenzione del diabete. Spesso lo yoga si associa solo agli asana, ossia alleposizioni, ad un lavoro che può apparire statico, ma occorre ricordare che tradizionalmente la pratica dello yoga è associata ad uno stile di vita caratterizzatoda yama e niyama e, le cose da