Yoga e diabete di tipo 2

Nel presente articolo, dopo un inquadramento medico generale del significato di “diabete” e suo rapporto con la produzione ed assorbimento insulinico, andremo a vedere i benefici che la pratica yoga può apportare per prevenire e mitigare il problema diabete.A grandi linee, possiamo affermare che esistono due tipi di diabete: il diabete di tipo 1 e il diabete di tipo 2.Nel diabete di tipo 1 il problema risiede nel pancreas che non produce una quantità sufficiente di insulina, la quale dovrà essere ripristinata tramite iniezioni quando necessario.Nel diabete di tipo 2 la persona non riesce a utilizzare e metabolizzare in modo efficace l’insulina prodotta, per cui sarà necessario intervenire con farmaci idonei che aumentino la capacità di assorbimento di insulina nel corpo. Questa tipologia di diabete è il più diffuso e rispecchia un disordine cronico del metabolismo glucidico ad eziologia multifattoriale, caratterizzato da uno stato di iperglicemia mediato da un’alterazione della secrezione insulinica (deficit di secrezione) ed una concomitante alterazione dell’attività biologica dell’insulina (insulino-resistenza). L’insulina è l’ormone prodotto e secreto dalle cellule beta del pancreas e la sua azione fondamentale è quella di permettere l’ingresso di glucosio (zucchero) nelle cellule. Senza l’insulina, il glucosio resta in circolo aumentando sempre più il livello della glicemia e privando le cellule della loro fonte primaria di energia.Secondo i dati ISTAT circa 3 milioni di persone in Italia soffrono di questa patologia.Si manifesta in genere dopo i 30-40 anni ed è associato a uno stile di vita così detto“diabetogeno”: alimentazione eccessivamente ricca di calorie, sovrappeso, obesità, scarso esercizio fisico.Anche una sovralimentazione prolungata causa una produzione d’insulina a livelli costantemente elevati. Nel tempo le cellule dell’organismo perdono gradualmente la loro sensibilità all’insulina (insulino-resistenza) e ciò si traduce in un aumento permanente dei livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia). Il glucosio essendo un nutriente essenziale per il nostro organismo, arrivato al rene normalmente viene filtrato e poi riassorbito, ma nel caso in cui i livelli superino la soglia renale il glucosio viene escreto con le urine, da qui l’aggettivo mellito che significa dolce. In antichità la diagnosi veniva fatta assaggiando le urine. Tra I sintomi principali troviamo la polidipsia (aumento della sete), poliuria (aumento della formazione ed escrezione delle urine) polifagia (aumento della fame), che spesso non vengono collegati all’iperglicemia e questo fa del diabete un “killer silenzioso” poiché le sue manifestazioni peggiori si hanno a causa della cronicità della malattia non trattata. In particolare, viene associato a complicanze che riguardano diversi organi e tessuti, soprattutto gli occhi (retinopatia diabetica),i reni (nefropatia diabetica), il cuore e i vasi sanguigni (malattie cardiovascolari, aumento rischio di ictus e infarto) e i nervi periferici (neuropatia diabetica, con perdita di sensibilità e dolore agli arti). Andiamo adesso ad inquadrare il problema del diabete secondo le credenze classiche indiane per il tramite della medicina Ayurveda. Nella Ayurveda il diabete(chiamato Prameha) è classificato in base al dosha maggiormente coinvolto ed il 1 diabete mellito di tipo 2 fu descritto per la prima volta da Charaka , che lo chiamò 2 Madhumeha, letteralmente tradotto in “miele nelle urine”. In seguito, anche Sushruta ne descrisse la fisiopatologia secondo la dottrina dei tre dosha, Kapha 3 Pitta e Vata, e la dichiarò Kashtasadhya, cioè difficile da curare.Nella visione biologica-psico-spirituale dell’ayurveda i dosha rappresentano le tre energie che partecipano alla costituzione dei tessuti fisici e i guna (Sattva Rajas e Tamas ) 4 quelli mentali. Il diabete mellito è collegato ad uno squilibrio del dosha Kapha e una prevalenza dei guna Tamas e Rajas. Kapha è l’unione dei due elementi naturali Acqua e Terra, rappresenta le energie e i sistemi metabolici che regolano l’acqua, la massa e la forza nel corpo. Un eccesso di Kapha porta ad aumento del peso corporeo, mentre Tamas è associato alla pigrizia, letargia, mancanza di volontà e questa condizione porta spesso ad essere attratti da una alimentazione caratterizzata principalmente da grassi e carboidrati, da unaintolleranza all’esercizio fisico e quindi ad una maggior predisposizione all’aumento del peso fino all’obesità che è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del diabete mellito 2.La ayurveda basa il trattamento del diabete con un iniziale cambiamento dello stile di vita, una dieta equilibrata e controllata, esercizio fisico ed in seconda battuta l’utilizzo di farmaci sintetici. L’alimentazione gioca un ruolo centrale nella cura delle malattie fin dai tempi di Ippocrate, e anche Krishna, nella Bhagavad-gita capitolo 17 versettida 8 a10, cita l’alimentazione come aspetto importante per il mantenimento della salute fisica e psichica:“I cibi graditi a coloro che sono situati nella virtù accrescono la durata della vita, purificano l’esistenza e danno forza e salute, felicità e soddisfazione. Questi alimenti sono succosi, grassi, sani e graditi al cuore. Per contro, i cibi troppo amari, troppo aspri, salati, piccanti, pungenti, secchi e bruciati appartengono a chi è dominato dalla passione (rajas).Essi generano sofferenza, infelicità e malattia.Il cibo cotto più di tre ore prima di essere consumato, privo di gusto, decomposto e putrido, e il cibo costituito di avanzi e di cose intoccabili, piace a coloro che sono dominati dalla più oscura ignoranza”. Uno studio condotto alla Dev Sankriti University di Haridwar e pubblicato sul “Interdisciplinary International Journal” Dicembre 2012 ha dimostrato un’efficacecapacità ipoglicemizzante di una preparazione di 8 fitoterapici naturali, tra cui Curcuma e Cannella che, associata a una dieta restrittiva di un anno, hannomostrato nei pazienti trattati una riduzione della HbA1c o emoglobina glicata di più di punto percentuale e una abbassamento della glicemia di circa 50 mg/dl (risultati basati su analisi pre e post trattamento su un campione di 15 pazienti selezionati secondo parametri specifici). Al riguardo, diversi studi sono stati condotti sul ruolo protettivo e di controllo dello yoga sul Diabete di tipo 2, quello purtroppo più diffuso.Non è fantascienza asserire che lo yoga può contribuire al controllo e alla prevenzione del diabete. Spesso lo yoga si associa solo agli asana, ossia alleposizioni, ad un lavoro che può apparire statico, ma occorre ricordare che tradizionalmente la pratica dello yoga è associata ad uno stile di vita caratterizzatoda yama e niyama e, le cose da
Artrosi e Ashtanga yoga

L’artrosi è una malattia articolare degenerativa, cronica e progressiva. E’ la malattia reumatica più diffusa e colpisce entrambi i sessi. L’artrosi colpisce non solo la maggior parte delle persone anziane, ma ultimamente anche i più giovani. Le lesioni degenerative a carico delle articolazioni sono la cartilagine, l’osso subcondrale e le inserzioni tendinee. Frequentemente il processo degenerativo può complicarsi con fasi di infiammazione delle strutture articolari, determinando tumefazione con versamento liquido. Le articolazioni più frequentemente interessate sono: la colonna vertebrale, l’anca, il ginocchio, le dita delle mani e dei piedi. Il sintomo più frequente lamentato dal malato con artrosi è il dolore. Questa patologia provoca dolore e mal funzionamento delle articolazioni, soprattutto quando la degenerazione dell’articolazione è evoluta, più o meno invalidante a seconda delle sedi articolari coinvolte. Le articolazioni come l’anca e ginocchio, possono ostacolare il cammino; l’ artrosi delle mani può compromettere la destrezza e la forza necessarie per diversi atti quotidiani; l’artrosi del rachide oltre al dolore può associarsi ad alterazioni dei dischi vertebrali con patologia compressiva sulle radici dei nervi e quindi dolore parestesico irradiato lungo gli arti (rachialgia, sciatalgia). Spesso sono presenti deformazioni (molto evidenti alle mani, ad esempio) con “nodulazioni” a livello delle articolazioni inter-falangee distali e prossimali con deviazione dell’asse articolare. Diversi allievi, praticando costantemente Ashtanga Yoga trovano giovamento non solo provando molto meno dolore ma anche riprendendo la funzionalità delle articolazioni delle mani (riescono ad appoggiare a terra tutto il palmo della mano), dell’anca (potendo eseguire piegamenti in avanti, torsioni ed altro), delle ginocchia e delle spalle. Per non parlare ovviamente della vita quotidiana migliorata. Questi allievi praticano 4/5 volte a settimana. 😀 😀 😀 Queste ed altre informazioni sulla anatomia delle posizioni le trovate sul mio libro “ashtanga Yoga Prima Serie Analisi Anatomica della Pratica e Led Class” ed. Youcanprint Cristina de Marchis Iscriviti alla newsletter Iscriviti Ti sei iscritto correttamente. Ops! Qualcosa è andato storto riprova.